Cast & crew
Too Much Pussy
France / Germany 2010
Directed by Emilie Jouvet
Produced by Emilie Jouvet, Juergen Bruening, Jean-Pierre Zirn
Written by Wendy Delorme
Cinematography by Emilie Jouvet
Edited by Emilie Jouvet, Valérie Mitteaux
Costume design by Sarah Calas, Juan de Chamié, Delphine Von Kaatz
Featuring Wendy Delorme, Mad Kate, Sadie Lune, Metzgerei Metzgerei, Judy Minx, Madison Young
Length: 80 minutes
Format: Colour, HD, 1:1,78, Stereo
Language: English and French
Official website: www.emiliejouvet.com
Trailer & intervista
Immagini
« Il film sarà molto probabilmente venerato dalla nostra generazione che si riconosce nell'esplorazione di una sessualità liberata. Serviva un gruppo di porche femministe per espandere la nostra consapevolezza! » Ursula Del Aguila, Tetue
Too Much Pussy [Troppa passera]
Ritratto collettivo di una comunità femminile e femminista che si mette in scena giocando con i ruoli e le identità sessuali. Lesbismo, fetish, performance art, rottura di ogni tabù: oltre le etichette, un lavoro potente di rivendicazione femminile per una nuova definizione della donna.
Intervista al Gender DocuFilm Fest
Giona Nazzaro, direttore artistico del GDFF, parla con Émilie Jouvet, regista, montatrice e direttrice della fotografia di Too Much Pussy, e con Juergen Bruening, produttore del film, durante la proiezione venerdì 27 agosto.
Giona: Émilie, puoi parlarci di come è nato il tuo film?
Émilie: Quando ho conosciuto le ragazze ho ammirato immediatamente il loro lavoro. Mi piaceva da morire l'attitudine schietta e aggressiva dei loro spettacoli. Pertanto ho iniziato a pensare che sarebbe stato divertente seguirle in tour con una cinepresa e imparare a conoscerle meglio. Il problema ovviamente è che non avevamo assolutamente denaro per realizzare un documentario, o un film se è per questo. Così mi sono rivolta a Juergen Bruening che è estremamente abile nel far decollare un progetto anche a costo zero. Gli ho raccontato a voce della mia idea e lui mi ha detto che ci avrebbe finanziato il film pagandoci con la sua carta di credito il noleggio del furgone sul quale viaggiavano le ragazze. Il film l'abbiamo iniziato a fare così, con il furgone pagato da Juergen e senza una idea precisa di come sarebbe venuto. L'idea inizialmente era anche quella di ibridare il racconto documentario: infilarci dentro dei pezzi di fiction, cosa che poi ho un po' abbandonato ma non del tutto.
Giona: Si percepisce immediatamente che vi siete divertite in questo viaggio on the road per l'Europa. Come reagisce invece il pubblico alle proiezioni?
Émilie: Le reazioni del pubblico al film sono molto diverse, quasi di segno opposto. Per esempio c'è chi mi rimprovera l'eccessiva presenza di "passera" e chi invece si lamenta che ce n'è troppo poca e avrebbe voluto vedere di più delle ragazze. Per questo ho deciso di rimettere mano a un nuovo montaggio del film, proprio per accontentare questo gruppo di spettatori. Il nuovo film si chiamerà Much More Pussy!
Giona: E' una grande idea! E un ottimo titolo! Il tuo film ha, in effetti a partire dal titolo stesso, un approccio molto esplicito sul sesso e sul corpo femminile. Mi piacerebbe sentire la tua opinione su questi temi
Émilie: Non sono una documentarista, Too Much Pussy è il mio primo documentario. Io in realtà mi occupo di cinema porno al femminile. Sono convinta infatti che il porno debba essere sottratto al dominio maschile ed eterosessuale. Dobbiamo essere in grado di produrre una nuova pornografia in grado di mettere in scena i sogni, i desideri e i fantasmi delle donne. Penso che questa mia convinzione emerga anche da questo film che per me è un po' atipico. Inoltre, la gente di solito considera il porno come qualcosa di strano, proibito, ma secondo me è semplicemente un modo di rappresentare l'amore, e l'amore è una cosa naturale. Secondo me il porno è qualcosa di completamente normale.
Giona: Juergen, tu sei — possiamo dire — un esperto in materia, essendo il proprietario della cada di produzione di film porno gay WurstFilm e uno degli organizzatori del Porn Film Festival di Berlino. Puoi dirci il tuo pensiero sul porno?
Juergen: Lo sanno tutti che sono cresciuto nel porno. Per quanto mi riguarda ritengo fondamentale indagare le forme della sessualità. Senza fare alcun paragone diretto, uno dei modelli che tengo sempre presente è ovviamente Pier Paolo Pasolini che ha trascorso tutta la sua vita a decostruire il modello della sessualità borghese e la sua ideologia normativa. Pur non essendo "pasoliniano", Too Much Pussy ha una carica vitale ugualmente forte e dirompente. E' un film che mi fa molto piacere avere aiutato a esistere.
Giona: Come è nata la tua collaborazione con Émilie?
Juergen: L'ho incontrata proprio al Berlin Porn Film Festival dove stava presentando il suo film One Night Stand, un film porno lesbico. In realtà io trovo il porno lesbico piuttosto noioso ma il film di Émilie era diverso, molto immediato, fresco e intrigante. Totalmente diverso dalla solita produzione lesbica. Quando è venuta da me a chiedermi sostegno per il suo nuovo film, ho pensato che la cosa migliore che potevo fare era dare una mano a lei e alle ragazze per metterle "sulla strada" e far sì che Émilie cominciasse a girare. Da un punto di vista logistico ed economico Too Much Pussy era un film piuttosto complesso e sono lieto di averlo aiutato.
Estratti dalla sceneggiatura
Wendy: Volevo invitare il pubblico a infilarmi dentro una mano perché credo che ci sia qualcosa del sesso femminile che è sempre
che è proibito o sacro. C'è sempre qualcosa
Non è mai facile. E' sempre chissà cosa. O è considerata una cosa brutta, che puzza, che non va bene, o è LA porta del Paradiso.
Sadie: Già. O Madonna o puttana.
Wendy: Non è mai una passera e basta. Allora ho pensato: apro le gambe e invito le persone a vederla con allegria. Ed è quello che faccio. Apro le gambe e creo solidarietà con chi mette la mano dentro di me, perché è una cosa rilassata. Così. L'idea del Fisting Club era per capovolgere il Fight Club, invece di avere uomini che si picchiano ecco delle donne che si amano e si fidano l'una dell'altra. Questa era l'idea.
Wendy: Adoro un libro di Michelle Tea che parla dei primi anni del femminismo. Lei si sentiva colpevole di avere fantasie di stupro. Così frequentava gruppi di sostegno, gruppi di costruzione della consapevolezza, e cercava di cambiare le sue fantasie, e allora si masturbava pensando di stare su una barca in mare aperto e di sentire il vento nei capelli. Quando arrivava vicino all'orgasmo però inevitabilmente la sua fantasia cambiava, e immaginava di approdare su un'isola dove un uomo saltava fuori da un cespuglio e la violentava, e così veniva. Adoro questa storia perché a me succede la stessa cosa, quando cerco di non fare una fantasia hardcore o umiliante, alla fine mi coglie lo stesso. Alla fine ho deciso di non sentirmi colpevole per le mie fantasie. Come femministe, abbiamo anche il dovere di non sentirci colpevoli o in difetto per i nostri desideri.


































