Cast & crew
L'Esprit de Madjid
Togo, 2009
Written, produced, directed and edited by Ines Johnson-Spain
Cinematography by Jochen Heilek, Ines Johnson-Spain, Marco Villalobos
Featuring Bonfoh Mandjirou, Ayana V. Jackson
Length: 55 minutes
Format: Colour, Mini-DV, 1:1.33, Stereo
Language: French with English subtitles
Intervista
Immagini
L'Esprit de Madjid [Lo spirito di Madjid]
Madjid, un ragazzo africano, racconta la propria omosessualità tra cerimonie collettive vudù e il suo lavoro come parrucchiere. Sospeso tra l'eredità della tradizione vudù e le trasformazioni sociali dell'Africa, Madjid trova la sua identità senza rinnegare né l'una né le altre. Tanto intervista intima quanto reportage etnologico, il documentario offre la parola a un personaggio straordinario regalandoci uno sguardo unico sull'integrazione.
Intervista al Gender DocuFilm Fest
Giona Nazzaro, direttore artistico del GDFF, parla con Ines Johnson-Spain, regista, montatrice e produttrice di L'Esprit de Madjid, durante la proiezione giovedì 26 agosto.
Giona: Ines, ci puoi raccontare qualcosa sulla genesi del tuo documentario e soprattutto su come hai conosciuto Madjid, lo straordinario protagonista del tuo film?
Ines: Prima di tutto vorrei ringraziarvi per aver invitato il mio film al vostro festival. Devo dire che sfortunatamente i film africani vengono presentati molto di rado ai festival cinematografici — e specialmente ai festival a tematica gay. Mi sarebbe piaciuto moltissimo avere Madjid qui con noi, ma purtroppo non è stato possibile. L'ho conosciuto la prima volta nel 2006: stavo girando in Togo, Africa Occidentale, con alcune persone per un progetto differente. Per coincidenza Madjid era amico di alcuni nostri vicini, così anche io e lui siamo diventati amici. Sono stata immediatamente attratta dalla sua personalità così speciale e ho iniziato a parlarci a lungo. Non è passato molto tempo prima che mi venisse voglia di girare un film con lui. In effetti abbiamo iniziato a girare senza un'idea precisa, senza sapere cosa lui stesso avrebbe voluto dire o fare: vedevo però che era molto incuriosito dalla faccenda e avevo l'impressione che volesse quasi dirigere lui stesso il documentario. Quasi subito infatti ha tirato fuori l'argomento del vudù e abbiamo iniziato a parlare a lungo della sua relazione con gli spiriti e come questi spiriti definiscano la percezione che ha di se stesso. Madjid non avrebbe mai detto di essere omosessuale, per lui l'omosessualità era un concetto occidentale in cui non si trovava molto a suo agio. Diceva piuttosto di essere un ragazzo con una certa femminilità, queste sono le parole che usava sempre. Per me è stato molto interessante ascoltare queste sue spiegazioni, come se tutto fosse il risultato dell'influenza di uno spirito con cui era in contatto.
Giona: Il tuo film è nettamente diviso in due parti: la prima metà è l'intervista a Madjid, la seconda la cerimonia vudù a cui lui partecipa, osservata come in un reportage etnologico. Come descriveresti tu il tuo documentario?
Ines: Per me girare film è un processo in cui ci si confronta con un argomento, o una persona, e gli si permette di entrare nella tua vita, in questo caso la mia vita, e di definire il modo in cui il film stesso dovrebbe svilupparsi. In questo caso il mio interesse principale è sempre stato Madjid, e il documentario infatti affronta il tema del vudù solo perché è stato lui a introdurlo. Lui stesso ci ha invitati alla cerimonia. Io non mi sarei mai messa a fare un film sul vudù. E comunque non è per niente un film sul vudù, è un film su un ragazzo che vive in Togo. Il film presenta uno dei modi di vivere in Africa, al di là dei temi della fame, della carestia, della guerra e di tutti gli argomenti che solitamente vengono trattati dai media. Per me era molto interessante aprire un universo a partire da una singola persona, raccontare qualcosa sull'Africa e sulla vita di un africano: un africano particolare che vive ai margini della società, in un certo senso, eppure che è al contempo perfettamente integrato nella tradizione vudù.















